Parrocchia San Leone Magno
Parrocchia San Leone Magno 

CRISTIANI PERSEGUITATI

I “SAMARITANI”DEL NUOVO MILLENNIO

Si fa presto a dire «aiutiamoli a casa loro!». Bisognerebbe consigliare ai sostenitori di questa tesi, un viaggio nei luoghi in cui la guerra soccombe, per esempio nel Kurdistan, Nord dell'Iraq, intorno alla capitale Erbil.

In questa regione, malgrado i conflitti in corso, sono stati accolti 225mila profughi dalla vicina Siria, oltre ai circa 900mila sfollati interni: persone provenienti da altre regioni dell’Iraq, in parte cristiani, in parte curdi, in parte yazidi o appartenenti ad altre minoranze, ma in gran parte arabi sunniti, che non godono localmente di grandi simpatie.

Esistono vari tipi di profughi e vari tipi di sistemazioni, distribuite in base alla provenienza, al momento dell’arrivo, all’appartenenza etnico-religiosa, ai legami sociali con la popolazione residente. La maggior parte di essi non vive in campi o altre strutture di emergenza, ma è riuscita a trovare un qualche tipo di alloggio in città, in genere modesto, costoso e affollato, grazie alle proprie risorse, ai legami di parentela, all’aiuto di qualcuno (per i cristiani, quello delle chiese). 

Chi non è riuscito a trovare alloggio vive nei campi,costruiti alla periferia di Erbil, abbastanza piccoli, ma ben organizzati. Le famiglie hanno potuto allargare i container loro assegnati con verande realizzate con materiali di fortuna, ma a volte anche costruendo delle stanzette in muratura.

I capifamiglia riescono ad andare in città a cercare lavoro e a guadagnarsi da vivere, oppure allestiscono delle bancarelle e avviano dei piccoli commerci.

I più deboli andavano in cerca di elemosina, utilizzando anche donne e bambini. Ma dopo qualche tempo, con il protrarsi della crisi e la crescita dei numeri, anche a Erbil la popolazione locale ha cominciato a manifestare insofferenza: le autorità non hanno più tollerato i questuanti, cacciandoli dalle strade.

Il ritorno “a casa” è l’opzione auspicata e promossa dai governi. Il problema sono le condizioni insostenibili che i profughi rischiano di trovare rientrando nei loro villaggi: case saccheggiate e bruciate, mine sparse, infrastrutture distrutte (elettricità, acqua, scuole, ospedali...), economia azzerata, strascichi dei conflitti etnici, insicurezza diffusa.

La vita sospesa dei profughi, l’incertezza e la mancanza di prospettive hanno serie ripercussioni sulla condizione dei minori, che sono circa la metà del totale. La loro mancata o inadeguata scolarizzazione rischia di proiettare ombre inquietanti sul futuro di un’intera generazione, e quindi di prolungare per anni gli effetti della guerra.

Di bambini e ragazzi si occupano le Figlie del Sacro Cuore, il cui convento situato a Mosul, è stato occupato dalle bandiere nere, costringendole a fuggire ad Erbil.

Dalla testimonianza di una suora delle Figlie del Sacro Cuore, sappiamo che per eliminare le croci presenti nel convento, i comandanti dell'Isis le hanno fatte saltare in aria con l'esplosivo. L'oltraggio peggiore è stato però lo scempio perpetrato al

monastero di San Giorgio, dove erano sepolte alcune consorelle: i fanatici dell’Isis hanno dissacrato le tombe e buttato chissà dove le ossa.

Le sorelle rifugiate e Mosul hanno bisogno di spazio per i bambini di cui si prendono cura. Per questo motivo vogliono ricostruire il convento ad Ankawa, nella zona cristiana di Erbil.
Anche se Mosul venisse liberata, le consorelle non hanno intenzione di ritornare, perchè i cristiani hanno paura di tornare; perchè le chiese e le case sono distrutte, ma lo Stato islamico non ha solo cancellato la presenza cristiana. Purtroppo hanno fatto il lavaggio del cervello alle gente, soprattutto fra i più giovani. “Anche se la città venisse liberata non ci sentiremo mai al sicuro senza una forza di polizia internazionale.” 

Info

Parrocchia  

San Leone Magno

 

Via Beata Angela da Foligno, 7

50124 Firenze (FI)

Tel :055 2320056

Email

parrocosanleo@gmail.com

 

 

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